Oggi facciamo un focus sull'Advisor, una figura che nella scuola tradizionale italiana (per ora) non esiste. Nelle scuole Big Picture Learning, invece, è la colonna portante di tutto il sistema (ne parliamo in questo articolo).
Cosa fa un Advisor?
È un mentore responsabile del percorso educativo di un piccolo gruppo di studenti e studentesse (circa 15-17), chiamato Advisory, e che rimane con loro per anni, spesso per l'intero ciclo scolastico.
Gestisce le relazioni: passa ore con i ragazzi e con le ragazze. Li vede quando sono stanchi, quando sono euforici, quando litigano. Impara a conoscerli. Diventa la loro guida.
Si trova spesso a fare da ponte tra studenti e famiglie, o tra studenti e altri insegnanti, comprendendo i bisogni di entrambe le parti e mettendole in dialogo. Un esempio? Uno studente passa tutta la mattina con la "testa per aria". La docente di materia si confronta con l'Advisor, che la informa che ieri si è lasciato con la fidanzata e dice: "sappi che oggi, qualsiasi cosa chiederai, non sarà in grado di farla".
Gestisce i processi: il ruolo principale dell'Advisor non è insegnare, ma attivare processi di apprendimento personalizzati. Aiuta lo studente o la studentessa a costruire un piano di apprendimento basato sulle sue passioni, trovando materiali, stage, docenti di materia e progetti reali.
Mi domando: Quanto è possibile inserire un Advisor nella scuola pubblica "convenzionale"?
La figura di mentore tout court che segue studenti e studentesse per un intero ciclo di studi potrebbe sembrare un sogno, un'utopia per le nostre scuole. Eppure, si potrebbe pensare a una soluzione meno "invasiva", ma comunque impattante: dedicare un'ora al giorno, in ogni classe, alla relazione. Ritagliarsi un tempo per l'ascolto, il dialogo, e la creazione di un rapporto intimo e di fiducia, slegato da potere, voti, profitto scolastico, ansie da prestazione.
Chi potrebbe incaricarsi di fare questo?
Sicuramente non un docente di disciplina. Serve una figura "neutrale", che non sia chiamata a mettere voti sul registro. Potrebbe essere un docente di sostegno o un'altra figura - interna o esterna alla scuola - che si occupa di benessere psicologico.
Certo, le criticità non mancherebbero. Serve trovare una persona competente (non solo in ambito psicologico, ma che sappia anche essere delicata, sensibile, e che sia predisposta all'ascolto empatico). Serve pagarla, trovare fondi e fare in modo che siano continuativi. Serve trovare tempo - tra tutte, forse, la criticità maggiore - nel quale ci si dimentica delle lezioni, delle verifiche, dei programmi, delle interrogazioni e dei progetti curricolari. Un tempo nel quale ci si possa dedicare alla valorizzazione degli stati d'animo, alle paure, ai desideri, alle fragilità di chi vive la scuola ogni giorno.
Ho avuto la fortuna di intervistare Angelica Aimone, advisor BPL nell'istituto HNK - Big Picture Learning Italia, che questo ruolo lo vive ogni giorno. Angelica, ogni mattina, dedica 45 minuti alla relazione. Prima che inizino progetti, lezioni e altre attività, si mette in ascolto degli studenti e delle studentesse, entrando nei loro vissuti, nelle loro ansie, nelle loro passioni. Angelica ci dice che gli adolescenti spesso ce l'hanno con il mondo perché sentono che il mondo non li capisce. Avere qualcuno che ti chiede "come stai?" e aspetta davvero la risposta cambia tutto. Può contribuire a trasformare la scuola da un luogo di dovere a un luogo di appartenenza.
Nel video Angelica racconta anche come si gestiscono i conflitti con i genitori, come si parla di argomenti "tabù" in classe e perché, alla fine, per fare l'Advisor serve ricordarsi di come eravamo noi a quell'età.
Quanto sarebbe utile avere una figura come Angelica, ogni giorno, nelle nostre classi?
Buona visione.