Se togliamo le lezioni frontali, i voti numerici e i libri di testo uguali per tutti e tutte, cosa rimane? L'anarchia pedagogica? No. Il modello BPL si basa su una struttura ciclica, non convenzionale, che mi ricorda un po' l'approccio della scuola olandese Agora (ne parlo qui). Ricerche, approccio inquiry-based, collaborazioni, presentazioni e discussioni.
Come si impara nelle scuole BPL?
Si parte la mattina con l'accensione, l'innesco: l'advisor accoglie gli studenti e le studentesse. Si fa l'appello, si discute in gruppo, ci si concentra sulla relazione e sul team building. Poi, si inizia a lavorare: sempre l'advisor, figura chiave, è regista dei processi. Guida studenti e studentesse nelle ricerche, negli approfondimenti, nei contatti e nella gestione delle situazioni che si presentano.
Uno studente vuole progettare un drone? L'advisor non ha il compito di spiegargli aerodinamica o elettronica, probabilmente non avrebbe neanche le conoscenze necessarie per farlo. Aiuta lo studente a trovare i libri e le giuste risorse, a trovare le persone a scuola - o fuori dalla scuola - che possono aiutarlo. Valuta se lo studente ha lavorato, se ha rispettato le scadenze, se ha scritto bene il report. Non ha il compito di entrare nei contenuti (ad esempio, commentando o valutando la correttezza tecnica del drone): questo è compito del docente-mentore specialista (intero o esterno alla scuola).
Per le materie "difficili", BPL usa un trucco: manda gli studenti e le studentesse "fuori". Molte scuole BPL (come The Met) hanno accordi con i Community College locali. Una studentessa vuole fare Biologia Molecolare, ma nessuno all'interno della scuola può aiutarla? No problem: l'advisor si occupa di trovare un accordo con una scuola vicina e "invia" la studentessa a seguire il corso nel college esterno.
Più in generale, il modello BPL parte da una domanda che nelle scuole tradizionali si fa raramente: "Cosa ti piace?". Non si segue un programma calato dall'alto. Il Piano di Apprendimento Individualizzato è un documento "negoziato" e vivo, che mappa gli obiettivi personali e li incrocia con gli standard accademici. Si studia a scuola, si studia fuori da scuola. Si va dai mentori, per due giorni a settimana, si fa un vero e proprio tirocinio. L'esperienza pratica deve tradursi in un progetto reale che abbia conseguenze vere e che si colleghi, il più possibile, anche alle materie classiche. Nel BPL di Biella (scuola di cui parleremo tra poco), un ragazzo ha progettato e saldato da zero un trike (un go-kart a tre ruote) funzionante. Ha studiato fisica e meccanica? Eccome. Ma lo ha fatto per far muovere il suo veicolo, non per passare un test.
Arriva poi il momento finale. Come si valuta tutto questo? Con le Exhibitions. Alla fine del ciclo (solitamente trimestrale), lo studente/la studentessa presenta pubblicamente il suo lavoro davanti all'Advisor, ai genitori, ai compagni e al mentore esterno. Deve mostrare il portfolio, raccontare cosa ha imparato, quali problemi ha risolto e come è cresciuto. È una sorta di difesa della tesi in miniatura, ripetuta costantemente.