Il Ministero, per quarant'anni, ha tollerato l'esistenza di una cellula pazza e irriverente, una sorta di fantasma che si aggirava nei corridoi del sistema, sopravvivendo grazie alla politica del "fatto compiuto" e a una tolleranza basata sul non detto. Per anni, malvolentieri, successioni di ministri e ministre "hanno mandato giù" che al LAP i docenti venissero scelti internamente, che non vi fossero dirigenti, pagelle e voti. Hanno accettato persino che il Baccalauréat, quello che per noi è l'esame di maturità, fosse opzionale (questa è una grande differenza con i suoi "fratelli" nati con Savary: il LAP era l'unica delle quattro scuole che non obbligava a sostenere la prova finale).
Dal 1982, anno dopo anno, la scuola iniziò a circondarsi sempre più di nemici e detrattori. Venne accusata di essere una "déchetterie" (discarica) piena di muri coperti da graffiti, con una cronica mancanza di igiene e gravi problemi di manutenzione. La definirono anche una 'fabbrica di fallimenti' a causa del basso tasso di superamento della maturità che oscillava tra il 25% e il 42% (a fronte di una media nazionale dell'82%).
La stretta cominicò a farsi soffocante con la Legge Fillon del 2005, nata per inquadrare le "sperimentazioni pedagogiche". Sembrava dovesse essere una forma di tutela anche per il LAP, ma in realtà si rivelò un recinto. La legge prevedeva che le scuole sperimentali venissero autorizzate per un massimo di cinque anni, rinnovabili solo dopo una valutazione ministeriale che somigliava molto a un esame di maturità per la scuola stessa.
Fu su questa base che, nel 2010, il LAP firmò la sua prima vera convenzione con il Rettorato. Il prezzo per uscire dal vuoto giuridico e ottenere la "legalità" fu l'accettazione di una tutela ambigua: privato di una personalità giuridica propria, fu amministrativamente annesso al liceo Jean Lurçat. In pratica, il LAP diventava un dipartimento esterno di una scuola tradizionale. Il coordinatore del LAP poteva anche discutere di massimi sistemi, ma era il preside del Lurçat a dover mettere la firma su ogni singolo contratto o spesa. Era un'autonomia con il guinzaglio corto: liberi di decidere, ma dipendenti dalla penna di qualcun altro.
Il vero colpo di grazia arrivò nel 2019 con la Riforma Blanquer. Introducendo il "controllo continuo", il Ministero tese una trappola perfetta: senza voti numerici, pilastro ideologico del liceo, il LAP non poteva più essere riconosciuto come “scuola ufficiale”. La sanzione fu una "mostruosità burocratica" che costrinse studenti e studentesse a presentarsi al Baccalauréat come candidati privatisti e affrontare 14 esami invece di 6.
Nel 2022 arrivano i due colpi di grazia. Nel mese di giugno il Rettorato di Parigi dichiara il rifiuto di rinnovare la convenzione amministrativa che sanciva il funzionamento derogatorio del liceo, segnando la fine della protezione giuridica di “scuola sperimentale”.
Pochi mesi dopo, durante l'anno scolastico 2022-2023, esplode una crisi interna: un gruppo di studenti e studentesse muove accuse di molestie sessuali contro un insegnante. L'evento provoca una spaccatura profonda nel collettivo sulla percezione dei fatti e sulla gravità della risposta da adottare.
Un piatto servito caldo, anzi caldissimo, al Ministero: cavalca la crisi interna, viene realizzata una massiccia inchiesta amministrativa, interrogando docenti, genitori, studenti e studentesse.
Per il LAP, il Rettorato ha strumentalizzato l'incidente per giustificare una chiusura politica già pianificata e colpire l'intera struttura operativa dell'istituto. Per il Rettorato, quel progetto anarchico doveva inderogabilmente morire. E così avviene.
Questa volta non vince Davide, ma Golia.
A giugno 2024 il LAP chiude definitivamente i battenti. Dalle sue ceneri nasce un nuovo progetto, il Lycée Innovant de Paris (LIP). Se LAP era il figlio ribelle, il LIP è il cugino addomesticato: vengono soppressi i tre pilastri storici dell'autogestione, della libera frequentazione e della cooptazione dei docenti. Permangono elementi di pedagogia alternativa, ancora può servire come rifugio per studenti in difficoltà, ma tutto avviene sotto un rigido controllo amministrativo di un dirigente scolastico.
Il LAP scompare, ma tanti altri progetti, oggi, raccolgono la sua eredità. Si sente sempre più parlare di scuole democratiche e di educazione libertaria; c’è sempre più interesse e fermento su temi educativi che mirano all'educazione integrale della persona, che vanno oltre i soli apprendimenti e la preparazione all'università. Oggi, mai come prima, ci si preoccupa di creare scuole dove si vada a scuola per volontà, e non per dovere.
Il poeta Dinos Christianòpoulos, nel 1978, scriveva parole che sembrano l'epitaffio perfetto per questa storia:
"Cosa non avete fatto per seppellirmi
ma avete dimenticato che ero un seme."